Il Dominio del Ferro, Parte 2

Spedizione

Valcar aveva visitato taverne e locande, aveva provato ad alzare la voce nelle piazze, a cercare nei vicoli più stretti, ma in pochi lo avevano ascoltato. Continuava a camminare, da solo, per le strade sporche dove barboni giacevano su cumuli di stracci al limitare delle scure pozzanghere. Era mezzogiorno, e il sole si nascondeva temporaneamente dietro una tenda di nuvole bianche, immobili.

«Perdonatemi» la voce proveniva da dietro; si voltò. Era un ragazzo, che teneva una sella fra spalla e braccia. «Ho sentito il vostro discorso, poco fa. Io non sono un gran guerriero, lo ammetto, ma sto allontanandomi dalla città. Se lo volete, posso accompagnarvi nel viaggio.»

Valcar accolse con gentilezza quella proposta; insieme raggiunsero il destriero del giovane presso una stalla, e lì Valcar trovò altri due volontari. Senza volerlo, a ogni spostamento trovò gente capace di ascoltare e di capire i suoi sentimenti. Alcuni, poi, avevano conosciuto di persona Griver Tinkerwood, e furono più motivati degli altri.

Il gruppo era al completo.

La Prigione

Il viaggio durò quattro giorni, al termine dei quali giunsero di fronte all’ingresso scuro di Covetous, la dimora degli Orchi.
Perché lo hanno rapito? Aveva pensato spesso Valcar. Cosa vogliono da lui?

L’ingresso di Covetous era bloccato da un ammasso di rocce. Valcar trovò un passaggio secondario, una fenditura nella montagna nascosta da alcuni alberi dai rami aguzzi. Utilizzando i propri poteri druidici, fece smuovere le piante per permettere ai compagni di avanzare.

La caverna era più sorvegliata della Capitale degli uomini; tanto fu lo stupore. Quelle rozze creature si erano organizzate bene, dunque c’era qualcosa in atto all’interno di quei cunicoli, nel cuore della roccia. Fu impossibile tentare di avanzare non visti; il gruppo sfoderò subito le proprie armi e il proprio repertorio magico: l’avanzata era lenta e la resistenza molto alta. C’erano trappole, e feritoie che permettevano agli orchi di balzar fuori all’improvviso. Tutto questo rese difficile la vita di Valcar, che vide morire prima tre, poi quattro persone del gruppo. Feriti lo erano tutti, chi parzialmente e chi in maniera più grave. Gli rimase impressa l’immagine di un giovane che tentava di combattere senza il braccio sinistro, mentre le urla di rabbia coprivano il dolore.
Cosa ho fatto, si disse. Li ho portati tutti con me, tutti verso questa orrenda fine.
«Non pensare a questo» una mano gli strinse la spalla destra. Era un ragazzo vestito interamente con pelli borchiate, impugnava una lancia. «Noi cerchiamo l’avventura, cerchiamo il rischio» lo disse mentre trafiggeva un nemico. Scaraventò il corpo lontano, roteò la lancia quel che bastava a levarne il sangue dalla punta affilata. «Se non fosse così, non ti avremmo seguito.»
A quell’affermazione, si affiancarono in molti. Il gruppo si strinse attorno a Valcar, e quella nuova fiducia servì a procedere oltre, a schiacciare la linea difensiva degli orchi.

Ora la vedevano, la prigione: era allestita in una grossa rientranza di pietra, ed era un insieme di celle metalliche messe insieme alla meno peggio. Valcar vide qualcuno all’interno, lo riconobbe.

Intonò un incantesimo del Quarto Circolo, piegò leggermente le ginocchia. Sebbene fosse una magia di medio livello, Valcar provava fatica a recitarla. Era segno che, lentamente, la vecchiaia cominciava a nascondere la sua conoscenza e la sua lucidità sotto un telo di debolezza.
Un muro di fiamme si erse alle loro spalle, bruciando tre orchi che li inseguivano. Valcar camminò verso la cella di Griver, ma un frastuono lo paralizzò.

Non lo aveva notato, poiché sembrava fatto di pietra e si confondeva con le pareti, ma una grossa creatura dalle sembianze orchesche era stata seduta sulla destra fino a pochi attimi prima.
Adesso si era sollevata, e aveva schiantato al suolo un’enorme clava chiodata.
«Il Custode della prigione» mormorò il vecchio.

Una scarica di frecce si piantò nel petto del mostro, che arretrò di due passi e poi caricò verso il gruppo, con tutta la furia che aveva in corpo. Il muso schiacciato e deforme, il collo tarchiato e ricoperto di peli rossicci, la bava guizzante della sua mascella. Era un vero e proprio mostro.
La clava si piantò nuovamente nel terreno, facendolo tremare, mentre un guerriero perdeva equilibrio e cadeva all’indietro. Un’altra freccia colpì il custode alla spalla sinistra, senza sortire alcun effetto. Il giovane con la lancia lo punteggiò, ma venne sbalzato all’indietro dal peso del mostro – la clava si sollevò e roteò, spezzando le ossa del collo a un mercenario; calò improvvisamente sul guerriero ch’era steso al suolo, facendo esplodere un cumulo di costole.
La grotta era diventata teatro di morte e agonia, e Valcar si sentiva dannatamente inutile. Tentava di ergere scudi magici di fronte agli alleati, ma quelle barriere erano così insignificanti da frantumarsi in un colpo, e spesso nemmeno attutivano quelle percosse mostruose.
Quinto Circolo, pensò. Sarebbe stato faticoso, ma doveva lottare con tutte le forze. Concentrò il proprio Mana: lo vide fluire attorno a sé, lo vide avvolgere le braccia, poi il corpo.
La clava del custode continuava a spaccare ossa e insozzare il terreno di sangue; nonostante la grossa stazza, il mostro si muoveva bene, e la sua pelle era dura da trafiggere.
Scansò una donna, che volteggiò e sbatté il viso al suolo, e ruppe un braccio al vecchio Derron, contadino di Britain. Questi urlò dal dolore e indietreggiò – accorsero a sorreggerlo due mercenari.
È pronto. Valcar congiunse le mani, pronunciando ad alta voce: In Jux Hur Ylem!

Un groviglio di lame acuminate si materializzò dal nulla, sospese attorno all’enorme custode. Le lame, di ogni forma e dimensione, presero a volteggiare e ruotarono pericolosamente, fino a congiungersi e premere contro il mostro – divennero una cosa sola, che tagliò freneticamente la pelle e la carne; un rumore assordante e metallico costrinse i presenti a tapparsi le orecchie.

Il custode, o quel che ne rimaneva, non si muoveva più. Valcar si avvicinò lentamente alla sua carcassa, e raccolse una piccola chiave di bronzo. Raggiunse finalmente la cella. Griver ricambiava il suo sguardo, con stanchezza; forse era stato torturato e sul suo volto gravava un peso non indifferente, ma era vivo.

[Udienza] Valcar il Druido – Griver Tinkerwood

Devo anzitutto ringraziare l’intero gruppo per il sostegno e il coraggio dimostrato a Covetous. I nemici erano molti, ma ora Griver è libero. È molto provato, cercherò di parlare con lui nelle prossime ore. Tenetevi pronti a una possibile riunione, e se trovate qualcosa di sospetto in giro fatelo presente.
Ho avuto un sonno pesante… Voglio prima di ogni cosa ringraziarvi. Ho passato una settimana da incubo, in quella cella. Non ho subito torture, ma la paura è una sensazione alle volte molto peggiore…
Veniamo a noi. Gli orchi intendevano costringermi a costruire per loro uno dei miei progetti. Credo a scopo bellico. Non ho ceduto, e temevo infatti che prima o poi avrebbero cominciato a usare metodi più diretti. Tuttavia, ho un timore…
(Ubaldo)
Mentre esploravo le grotte circostanti covetous ho trovato una strana porta. Credo che oltre essa potrebbero esserci molte informazioni sui piani futuri, o peggio imminenti degli orchi. Purtroppo non riesco ad aprire la porta, ma forse voi saprete darmi delucidazioni o trovare un modo per farlo.
Covetous potrebbe celare ancora molti misteri, a partire dal fatto che i nostri nemici abbiano ficcato il naso nella mia abitazione, nel tratto di foresta adiacente le prigioni di Yew. Il mio timore è che abbiano trovato l’accesso al mio laboratorio… E forse, rubato i miei piani di lavoro. Controllereste per me?
Il mio laboratorio è nascosto da una botola, nel fogliame, poco distante dalla mia abitazione. Troverete la parola d’accesso all’interno della bottega. Cercate i moduli dei miei progetti: spero siano ancora al loro posto.
(Ubaldo)
Ho scoperto delle impronte sospette nel laboratorio.
(Imrahil)
Ho esaminato attentamente tutto il laboratorio e ho trovato molte cose interessanti, ma di utile ben poco… I piani di lavoro sono comunque mancanti.

Come temevo… I moduli sono disfatti e mancano i progetti di Costruzione dei Golem. Devo pensare a un modo per recuperarli; nel frattempo le impronte potrebbero darci qualche indicazione, ma non sono la persona più adatta a interpretarle.
Se mi procuraste una visione più ravvicinata di quelle impronte, forse potrei studiarle.
(Ubaldo)
Ecco una riproduzione fedele delle impronte trovate nel laboratorio.

Perfetto. Esaminerò queste impronte, ma avrò bisogno di un po’ di tempo.
(Fabris81/Darkbright)
Abbiamo trovato alcuni oggetti all’interno di Covetous. Si tratta di uno strano barile e di alcune barre metalliche.

Ho dato un’occhiata al contenuto di questo barile e, benché lo immaginassi, sono rimasto ugualmente sconcertato… Ci sono alcune parti necessarie alla costruzione di un Golem. È ormai chiaro il loro intento.
Uhm… Ho esaminato anche le barre metalliche trovate a Covetous. Non è un metallo comune; non è ferro… Ma immagino sia utilizzato assieme a esso; sembrano adatte a rinforzare un qualche genere di corazzatura. Non so come, ma il riflesso di questo metallo mi rimanda a qualcosa… A un fatto accaduto poco tempo fa, forse. Dovrò pensarci con calma.

Parte 3

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